Masculu è!

Il progetto Masculu è! nasce nel 2017, alla luce di una costante diatriba regionale che determina da secoli la stessa domanda:<< il re della Sicilia è maschio o femmina?>>

Molto si è discusso su questo, creando verie e proprie fazioni e costringendo la Sicilia a dividersi (solo in questo caso)  tramite una diagonale immaginaria che isola la parte occidentale da quella orientale. Di fatti, per la prima, la gustosa pietanza è rotonda come un’arancia e prende il nome dal frutto, chiamandosi arancinA; per noi orientali, l’arancinO è il connubio del ricordo della nostra amata Etna, motivo per cui la sua forma è a punta, e del frutto dell’arancia che nel nostro dialetto si dice “aranciu“.

In realtà, molti si sono espressi a riguardo ed anche l’accademia della crusca ha cercato più volte di risolvere il mistero. 

Durante la 16° edizione della Sagra abbiamo voluto lanciare questa nuova sfida ai nostri visatatori, improntando la piena campagna pubblicitaria del nostro evento, sull’unica certezza di identità orientale, l’arancinu masculu è!

Le origini dell'arancino

L’arancina siciliana comparve nei ricettari che oggi conosciamo solo nel XIX secolo, tale da far dubitare che ci possa essere  un reale collegamento con la cucina araba. Nel Dizionario siciliano-italiano di Giuseppe Biundi (1857) compare il termine “arancinu”, definito come “vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia”. Il passaggio al salato è documentato per la prima volta nel Nuovo vocabolario siciliano-italiano di Antonino Trina (1868), ed è probabilmente a questa variante che si ispirano le “crocchette di riso composte” dell’Artusi, che però non prevedono ancora né la carne, né il pomodoro, probabilmente un’introduzione di poco posteriore.

Ma se il termine originale è “arancinu”, come tradurlo in italiano? Al maschile o al femminile?  Secondo il dizionario della Crusca: “Nel dialetto siciliano, come registrano tutti i dizionari dialettali, il frutto dell’arancio è aranciu e nell’italiano regionale diventa arancio”. Quindi “arancinu” nel dialetto siciliano era ed è declinato al maschile, come attestano entrambi i vocabolari ottocenteschi sopra citati. “Del resto, alla distinzione di genere nell’italiano standard, femminile per i nomi dei frutti e maschile per quelli degli alberi, si giunge solo nella seconda metà del Novecento, e molti parlanti di varie regioni italiane – Toscana inclusa – continuano tuttora a usare arancio per dire arancia”.

In fin dei conti chiamatelo arancino o arancina, basta che sia buono!